Persée: Questo sito descrive la località di Santa Paolina di Filottrano, nota per i reperti archeologici galli senoni. Viene menzionata una necropoli gallica con un importante sepolcreto2.
Altra Linea Edizioni: Questa fonte parla delle dimore storiche di Filottrano, sottolineando l’importanza delle famiglie nobili come i Perozzi, i Palmucci e gli Spallicci. Il centro storico è stato ampliato tra Medioevo e Rinascimento.
Istituto Storia Marche: Questo istituto menziona Filottrano nel contesto della Seconda Guerra Mondiale, anche se non direttamente coinvolto nell’eccidio della Val Musone5.
La Rucola: Questo articolo discute l’origine di Filottrano e la sua centralità storica nel territorio Piceno, con riferimenti alla sua posizione strategica6.
Il Postalista: Questo sito parla della storia postale di Filottrano, menzionando il suo antico nome “Monte Filottrano” e la sua struttura di oppidum recinto da mura7.
L’arte di sapere creare i tessuti, cucirli per realizzare vestiti e manufatti è stata sempre un elemento che ha caratterizzato l’umanità, l’avvento tra fine Settecento e la prima metà dell’Ottocento delle prime macchine da cucire ha rivoluzionato non solo l’industria ma anche il modo di lavorare a casa.
Gustavo lavora da sempre nel settore del tessile (Filottrano ne è la patria) e girando per il mondo ha cominciato a collezionare macchine da cucire antiche, finendo per avere una collezione davvero ricca che ora è diventata un museo.
Il museo si trova nel centro storico di Filottrano, tra l’ingresso di Porta Marina e la Trattoria il Gallo Rosso,proprio difronte la chiesa della Pieve. Il Museo è anche il suo laboratorio dove potete acquistare, riparare o imparare ad utilizzare la macchina per cucire.
Il Museo è disposto su più piani e rimarrete affascinate quando scenderete nelle grotte del palazzo, perfettamente restaurate che conservano anche parte delle antiche mura castellane.
Il Museo delle Macchine da cucire: la collezione
La collezione è davvero ricca, sono esposti ben 250 pezzi, che tuttavia costituiscono solo una parte della intera collezione posseduta da Boresta, la cui passione nacque dalla macchina da cucire Regina Margherita posseduta dalla nonna.
La sua collezione vanta pezzi dell’Ottocento, macchine da cucire portatili (la Moldacot, che costava un occhio della testa e solo le signore più benestanti se le potevano permettere) e anche una macchine da cucire…chirurgica.
Vedrete l’evoluzione del mezzo, le varie sperimentazioni della manovella, come sono cambiate le decorazioni e l’estetica.
Nel museo c’è anche la macchina per i calzini, la macchina per cucire il cuoio e le selle dei cavalli, e le macchina da cucire delle diverse case automobilistiche. Nel piano sottostante anche una bella collezione di ferri da stiro antichi, ce n’è anche uno in pietra.
Tutte le macchine sono perfettamente funzionanti e hanno il relativo libretto delle istruzioni e spesso anche la confezione originale.
Il consiglio?
Lasciatevi incantare nel racconto da Gustavo, chiedete e curiosate, e magari vi verrà voglia di rispolverare la vecchia macchina da cucire che avete in soffitta.
La mostra, tenutasi a Palazzo Accorretti di Filottrano dall’11 novembre 2023 al 28 gennaio 2024, ha celebrato il legame di Beltrami con i popoli indigeni d’America, in particolare le tribù Dakota e Sioux, con cui instaurò un rapporto di profonda amicizia.
Omaggio all’esploratore: La mostra si è svolta nel bicentenario del viaggio di Beltrami che lo portò alla scoperta delle sorgenti del Mississippi.
“L’uomo dall’ombrellino rosso”: Beltrami era conosciuto tra i nativi americani come “l’uomo dall’ombrellino rosso” a causa del suo ombrello, che usava per ripararsi dal sole e dalla pioggia, e che veniva percepito come uno strumento magico. Per questo motivo, il percorso verso la mostra a Filottrano è stato segnato da ombrelli rossi.
Collezione e reperti: L’esposizione ha presentato una ricca collezione di oggetti etnografici e antropologici della tradizione Dakota Sioux, provenienti da collezioni private, offrendo uno spaccato della vita e della cultura dei nativi americani.
Riconoscimenti: Il Comune di Filottrano ha voluto onorare Beltrami, una figura storica che fu tra i primi a documentare con rispetto la cultura dei nativi, diversamente dalla letteratura offensiva e imprecisa dell’epoca. Una contea e una città nel Minnesota portano il suo nome.
Era uno dei diciassette figli di un funzionario doganale della Repubblica Serenissima e nacque a Bergamo nel 1779, il padre pensò di avviarlo agli studi di giurisprudenza per una tranquilla e sicura carriera di funzionario come lui, ma il giovane Giacomo manifestò ben presto la sua insofferenza a quel mondo vecchio e noioso, spirito ribelle come tanti giovani spiriti libertari dell’epoca, voleva cambiare il mondo e andò a combattere per la Repubblica Cisalpina, fondata da Napoleone.
Prese parte ai primi moti libertari italiani, imprigionato più volte, nel 1818 fu accusato di cospirazione contro lo Stato Pontificio ed evitò il patibolo riuscendo a farsi assolvere. Uomo sia d’azione che di pensiero, si dice, che come molti spiriti inquieti dell’epoca fosse un carbonaro, iniziato alla Massoneria, e che in qualità di giudice operò nei Tribunali napoleonici, prima a Udine e poi a Macerata.Fu inseguito dai gendarmi pontifici per essere un libero pensatore, e forse l’idea illuministica del mito del buon selvaggio lo spinse ad atteggiamento amichevole verso i nativi pellerossa o “forse libero e deluso dal peso delle ideologie apparentemente tolleranti e falsamente egualitarie si abbandonò alla passione naturale dell’avventura e visse come un guerriero indiano.”
Nel 1821 si trasferì in Francia, poi a Londra: anche qui la situazione era angusta per il suo spirito libertario.
Nel novembre 1822 s’imbarcò, con un curioso ombrellino rosso, che lo caratterizzerà in tutta la sua avventura, da Liverpool per Philadelfia negli Stati Uniti d’America, e a St. Louis, affascinato dal nuovo mondo e dalle grandi praterie, si unì alla spedizione di Clark, il cui compito era di ispezionare i forti del corso superiore del Mississipi. A cavallo o in canoa esplorò le terre dei Siuox e dei Chippewa, dove si fece conoscere e apprezzare per il coraggio.
Mostrò un grande interesse e rispetto verso le tradizioni culturali e sociali degli indiani d’America, compilando anche la stesura di un dizionario inglese-sioux e interessanti scritti di etnografia e geografia.
Tra essi “La decouverte des sources du Mississipi e de la Rivière sanglante” basate sui diari di viaggio.
Quindi partecipò alla spedizione del maggiore Long verso i confini del Canada, fino all’area del Red River, proseguendo da solo verso il Red Lake, in una avventurosa “risalita”, svelò il segreto delle origini del terzo fiume al mondo per lunghezza, giungendo, dove i pionieri americani non avevano osato per il desiderio di scoprire le origini del Mississipi, Il “Padre dei Fiumi” nella lingua degli indiani Algonchini, scoprì un piccolo lago che battezzò lago Giulia in onore dell’amata Giulia De Medici Spada.
La figura di Beltrami, in Italia, non è stata ancora sufficientemente studiata, non sono stati ancora attentamente valutati i meriti di geografo e di antropologo.
Nella sua impressionante corrispondenza si trovano missive di Jefferson, La Fayette, Chateaubriand e Constant, alcune delle quali finora inedite.
Nel Minnesota portano il suo nome la contea più estesa dello Stato (Beltrami County) e i monti con le sorgenti del Mississipi.
La Biblioteca di Bergamo custodisce la “Raccolta Giacomo Costantino Beltrami”: un fondo misto distribuito in sette faldoni che contengono documenti, note e appunti di viaggio, ritagli di stampa, lettere e miscellanee varie; di notevole interesse i manoscritti per le ricche osservazioni geografiche ed etnografiche su località e popoli visitati. Gli straordinari oggetti raccolti da Beltrami sono divisi oggi fra la collezione raccolta al Museo di Scienze Naturali Ettore Caffi di Bergamo, del Museo Beltrami a Filottrano (Ancona).
Collezione Costantino Beltrami
Giunta in Museo nel 1917, dopo essere stata ceduta al Comune di Bergamo nel 1855 da Giobatta Beltrami, nipote dell’esploratore, la collezione Giacomo Costantino Beltrami è di elevatissimo valore storico in quanto gli oggetti in essa presenti sono stati a lui donati dai nativi Americani conosciuti durante il viaggio nella regione dell’alto corso del fiume Mississippi nella prima metà dell’800.
Sono presenti armi, oggetti rituali e di uso quotidiano degli indiani Chippewa e Sioux e interessanti reperti che Beltrami portò con sé dal Messico e da Haiti dove si recò dopo aver scoperto le sorgenti del Mississippi.
La presenza dei diari che l’esploratore redasse durante i suoi viaggi ed oggi conservati presso la Biblioteca Civica Angelo Mai , ha permesso di meglio comprendere significati ed usi dei reperti e di valorizzarne il significato storico grazie a studi approfonditi condotti da studiosi italiani ed americani.
Parte dei reperti che Beltrami collezionò durante i suoi viaggi in America sono custoditi al Museo Beltrami di Filottrano, dove l’esploratore trascorse parte della sua vita. Si tratta di una raccolta privata di proprietà della famiglia Lucchetti. Invitato a Bergamo nel 1973, in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario della scoperta delle sorgenti del Mississippi, Glauco Luchetti donò al Museo tre reperti di notevole pregio.
Ci sono manufatti delle popolazioni del Nord e del Centro America raccolti durante i viaggi che Giacomo Costantino Beltrami compì nel continente americano e che lo condussero a scoprire le sorgenti del Mississippi nel 1823. Il 31 agosto di quell’anno infatti arrivò ai confini con il Canada al Red Lake. Qui fece la scoperta di un altro lago, che chiamò lago Giulia (il nome attuale è Itasca), in onore della nobildonna Giulia De Medici Spada da lui conosciuta nel 1809 e prematuramente scomparsa; lago che fu da lui ritenuto la sorgente più a nord del Mississippi. Così lui descrisse quel panorama: “Il lago ha circa tre miglia di circonferenza: è fatto a forma di cuore e parla all’anima. La mia ne è rimasta commossa”. Raccolse numerosi oggetti, a testimonianza delle sue avventure, ora conservati nel museo a lui dedicato a Filottrano dove morì nel 1855, e nel museo di storia naturale di Bergamo, città natale, che gli ha dedicato un’apposita area.
A Filottrano nel Museo Beltrami, fondato nel 1979 per opera di Glauco Luchetti Gentiloni, sono conservati manufatti, manoscritti ed oggetti vari, un patrimonio che sarà di nuovo aperto al territorio e valorizzato con un progetto presentato oggi in conferenza stampa dal Comune di Filottrano e dall’Università Politenica delle Marche, presenti il Rettore Sauro Longhi, il Sindaco di Filottrano Lauretta Giulioni e il Prof. Paolo Clini.
LA STORIA DI BELTRAMI
La storia affascinante dell’esploratore Beltrami ci racconta non solo il suo spirito di avventura che lo ha portato a conoscere tribù e popolazioni americane raccogliendo calumet, foderi, cinture, terracotte azteche e messicane ma anche la sua passione per la conoscenza come dimostra il manoscritto ancora inedito in Italia del volume “Le Mexique” del Beltrami, con una relazione sul suo viaggio in quel paese custodito in una delle teche.
Giacomo Costantino Beltrami, nato a Bergamo nel 1779 e morto a Filottrano nel 1855 è stato un esploratore e patriota italiano. Furono proprio le sue doti di esploratore, unite ad una buona dose di coraggio e spirito d’avventura, a permettergli di scoprire le sorgenti del fiume Mississippi, dove nessun pioniere era mai riuscito ad arrivare, percorrendo a ritroso i quasi 4000 km del fiume più lungo di tutte le Americhe. Parecchi anni più tardi queste terre da lui scoperte gli tributarono i giusti meriti, intitolandogli sia l’omonima contea dell’attuale stato del Minnesota sia i monti da cui nasce il suddetto fiume.
Ed è proprio a Filottrano che Beltrami decise di ritirarsi, nel Palazzo oggi denominato Beltrami-Luchetti e dove oggi si trovano, al primo piano, nel Vicolo Beltrami 2, tutti i suoi preziosi cimeli. Il piano del bellissimo Palazzo oggi è chiuso per lavori di restauro. Il Comune insieme ai proprietari dell’edificio, dove ha sede il Museo Beltrami, hanno deciso rinnovare il museo aprendolo alla città secondo i nuovi canoni di fruizione museali.
IL PROGETTO
Il progetto dell’Università Politecnica delle Marche, che ha già iniziato i rilievi digitali all’interno del Palazzo, riguarderà l’aspetto architettonico, quello della digitalizzazione del patrimonio culturale e infine anche il restauro dell’archivio etnobotanico. Seguirà il tema dell’acqua per ripercorrere la scoperta che rese famoso Beltrami, delle sorgenti del fiume Mississippi. Un patrimonio che ha un valore per le comunità e le società ed è quindi importante conservarlo e trasmetterlo alle generazioni future. La particolare figura del Beltrami unita alla particolarità dell’edificio richiedono un intervento innovativo dal punto di vista architettonico, allestitivo, museografico e infine della narrazione.
I referenti della Politecnica che seguiranno il progetto saranno: il Prof. Gianluigi Mondaini per la parte architettonica, per la digitalizzazione e la narrazione digitale il Prof. Paolo Clini e per il restauro dell’erbario il Prof. Fabio Taffetani. L’obiettivo è una sperimentazione sul campo delle migliori opzioni espositive e narrative con strumenti innovativi che permettano di valorizzare contemporaneamente un edificio tra i più belli della città di Filottrano e il suo particolare contenuto, una delle collezioni più originali appartenute ad un personaggio la cui brillante avventura è ancora tutta da scoprire e raccontare. L’università con i suoi saperi perseguirà l’obiettivo di valorizzazione scientifica e culturale degli oggetti e dell’erbario con attenzione agli aspetti naturalistici e alle informazioni di tipo etnobotanico.
Il 16 aprile 1944, prima domenica dopo Pasqua, un furgone tedesco era stato assaltato da un gruppo di partigiani in Via Cesare Battisti a Filottrano. Due dei quattro soldati erano morti, gli altri due feriti. Per vendicare l’attentato i tedeschi avevano circondato il paese e prelevato 16 uomini, poi condotti alla caserma dei carabinieri e rilasciati solo a mezzanotte. Il giorno dopo i tedeschi avevano effettuato un altro rastrellamento, graziando gli ostaggi solo grazie alla mediazione delle autorità locali. Ma la Felgendarmerie aveva emesso un manifesto col quale dichiarava Filottrano paese ribelle e ne sanciva di fatto l’occupazione militare. Il 30 giugno 1944 ha luogo un altro attacco a un autocarro tedesco. A questo punto vengono fucilati dieci cittadini. Intanto nei giorni dal 21 al 30 giugno gli alleati avevano combattuto lungo il fiume Chienti e avevano costretto i tedeschi sulla Linea Albert, che seguiva il corso del Fiumicello fino a giungere al Musone e poi al mare. A difendere questa linea si schieravano due divisioni di granatieri tedeschi: la 278ª, in montagna; e la 71ª, da Filottrano al mare. Di fronte a loro c’era il secondo corpo d’armata polacco, composto da due divisioni di fanteria, una brigata corazzata, forte di almeno duecento carri armati, due reggimenti di ulani corazzati e motorizzati, cinque reggimenti di artiglieria di ogni calibro e varie unità minori, in tutto più di 50.000 uomini. Al loro fianco era in campo anche il Cil del generale Utili: due divisioni incomplete di fanteria, due reggimenti di artiglieria, reparti minori di servizi e collegamenti; per un totale di circa 17.000 soldati. La mattina del 1º luglio i tedeschi occupano le posizioni che erano ritenute indispensabili per mantenere il caposaldo: Villa Centofinestre, le frazioni di Montoro, San Biagio ad est ed Imbrecciata a sud. Nel pomeriggio il 15º reggimento Ulani di Poznan, avanguardia della 5ª divisione polacca Kresowa, oltrepassa il fiume e attacca l’abitato di S. Biagio, costringendo alla reazione i tedeschi; ma il loro contrattacco del 2 luglio si arena di fronte alle truppe alleate. Il 3 i polacchi riescono a conquistare Centofinestre, il 4 Montoro. Intanto i paracadutisti italiani della Nembo, che si erano spinti oltre il fiume a sud, vengono ricacciati indietro dai tedeschi. Il 6 la battaglia si concentra in paese, vedendo protagonisti i granatieri tedeschi e i paracadutisti italiani. L’8questi ultimi, protetti dall’artiglieria, ingaggiano la battaglia decisiva. Nel pomeriggio vengono respinti, ma durante la notte i tedeschi , perse Castelfidardo e Osimo, si ritirano anche da Filottrano. La mattina gli esploratori della Nembo trovano la città abbandonata. Liberano i civili dai rifugi e questi issano sulla Torre dell’Acquedotto una bandiera italiana, oggi conservata nella sala consiliare del palazzo comunale. Nei dieci giorni di battaglia gli italiani patiscono 56 morti e 231 feriti, più 59 dispersi. I tedeschi una novantina di uomini. La battaglia di Filottrano è importante perché apre agli alleati la strada per Ancona, obiettivo strategico decisivo per il porto che consentiva un accorciamento delle linee di rifornimento per le unità alleate sull’Adriatico. Ma è ricordata anche come ultimo episodio che vede in combattimento il Corpo Italiano di Liberazione, comandato dal generale Umberto Utili, poi riorganizzato in estate sottoforma di Gruppi di Combattimento.
Filottrano offre ai visitatori un’esperienza unica dove la natura incontaminata si fonde con la ricca storia e tradizione del luogo.Le dolci colline circostanti, tipiche del paesaggio marchigiano, creano panorami mozzafiato ideali per gli amanti della fotografia e della pittura paesaggistica.
Per chi desidera immergersi nella natura, i dintorni di Filottrano offrono numerosi sentieri escursionistici che attraversano campi coltivati, boschi e vallate, permettendo di scoprire la flora e la fauna locali.Le strade poco trafficate e i percorsi collinari rappresentano un paradiso per ciclisti e appassionati di mountain bike, offrendo sfide adatte sia ai principianti che agli esperti. Un luogo di particolare interesse è il Parco di Villa Spada Lavini, un’area verde che combina la bellezza naturale con elementi storici e architettonici, offrendo un’oasi di tranquillità per passeggiate rilassanti. La posizione strategica di Filottrano consente inoltre di raggiungere facilmente altre attrazioni naturali delle Marche, come il Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, famoso per le sue spettacolari grotte carsiche, e la Riviera del Conero, con le sue spiagge incontaminate e le acque cristalline.
A Filottrano, lo sport diventa un’opportunità per vivere il borgo in maniera dinamica e coinvolgente. Che si tratti di pedalare tra le colline, camminare nei sentieri naturalistici o partecipare ad attività sportive, ogni esperienza permette di esplorare il territorio in modo autentico e attivo.
Filottrano offre diverse opportunità di svago per residenti e visitatori.
Ludoteca “LaFabbrica”: Uno spazio attrezzato per offrire una vasta gamma di attività ludico-ricreative gratuite a bambini e bambine, promuovendo l’inclusione sociale e lo sviluppo creativo. Filottrano è nota per le sue tradizioni e ospita eventi come la “Contesa dello Stivale” e la rassegna di musica barocca “Sulle orme del Cusanino”, che offrono momenti di svago e arricchimento culturale.
Queste attività e luoghi contribuiscono a rendere Filottrano una meta interessante per chi cerca svago e intrattenimento in un contesto ricco di storia e cultura.
Secondo la tradizione, sarebbe stato fondato dai figli del longobardo Ottrano. Nel secolo undicesimo venne distrutto dal Marchese Marcovaldo di Ancona e i suoi cittadini dovettero emigrare in Osimo. Durante le lotte tra guelfi e ghibellini, parteggio per i primi. Nel 1353 fu saccheggiato da una compagnia di ventura; nel 1393 si pose sotto la protezione di Pandolfo Malatesta e appunto per questo venne stretto d’assedio, nel 1416, da Brancaccio da Montone, riuscendo però a ottenere, dopo un anno di valida resistenza, la pace.
In seguito, dovette sostenere contro cingoli una lunga lotta per questioni di confini, che terminò grazie anche agli uffici del cardinale legato Astorgio. Nello stesso periodo del secolo quindicesimo fu preso e occupato da Francesco sforza e nel 1443 dalle truppe di Alfonso d’Aragona guidate dal Piccinino. Poco dopo se ne impossessò Sigismondo Malatesta, a cui lo tolse Francesco Sforza solo per fame e mancanza di acqua.
Nel 1815, durante la campagna dell’Italia centrale di Murat, vi avvenne un duro scontro tra le colonne del generale austriaco Neipperg e la brigata italiana Caraffa che, attaccata con violenza, resistette eroicamente e costrinse l’avversario, dopo avergli inflitto gravi perdite, a ritirarsi a Cingoli.
Durante la guerra 1940-45, tra il 29 giugno e il 7 luglio 1943, fu strappata ai tedeschi con sanguinosi attacchi alla baionetta dai paracadutisti della Nembo.